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Effetti collaterali della pesca a mosca
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Questo tratto della # 70 è davvero spettacolare, ed il fatto di conoscerlo bene mi consente d’essere pronto a catturarne le immagini, prevedendole in anticipo, ma faccio anche fatica a scegliere: è talmente bello ed impressionante che, ogni volta che l’attraverso, penso sempre che andrebbe invece filmato.

Anche l’attraversare territori scenici e disabitati, fà parte della bellezza dei viaggi di pesca nel West Americano ...

Il punto in cui la strada scende tra pareti di rocce rosse segnala l’avvicinarsi dell’Indian Flat, una delle mie soste preferite per sgranchirsi le gambe. L’ultima volta che c’ero passato, una famiglia della vicina riserva degli Uinta-Ouray stava vendendo ornamenti d’argento e vasellame ai turisti. La fanciulla indiana indossava un costume tribale, ed era bellissima. Mi pento ancora di aver rifiutato di pagare $20 per fotografarla.

è da parecchi anni che faccio lunghe guidate per andare a pescare nelle Rocky Mountains, ed anche se ho percorso dozzine di volte gli stessi itinerari principali, l’incredibile paesaggio lungo il tragitto riesce sempre a darmi grandi emozioni.

Sono sensazioni difficili da spiegare, la cui intensità credo sia percepibile solo vivendole, attraversando di persona queste zone: non è tanto la loro bellezza naturale quanto, e forse soprattutto, la vastità, che affascina e dà un gran senso di libertà. Fotografo le stesse immagini che già conosco e che mi aspetto, ed anche se ormai familiari e straconosciuti, questi scenari non mancano di strabiliarmi ancora.

Questa volta, però, provo qualcosa di diverso ed inquietante. Mi fanno ricordare tempi passati, che per la prima volta vedo come tali, facendomi gravare sulle spalle la stanchezza ed i segni inconfutabili del tempo che passa. Mentre le sconfinate distese selvagge suscitavano prima un irresistibile richiamo ad esplorarle, ora hanno assunto un aspetto quasi intimidatorio, come una sfida che non mi sento più d’affrontare, almeno con la stessa baldanza (o forse boria) di una volta.

E di colpo mi viene anche in mente che mia moglie, nell’annuncio, aveva scritto “ancora attraente”, sigillando cosi la fatuità della situazione. Ma mi riprendo subito: cavolo, sto` andando a pescare per tre settimane con amici! Dò un’accellerata da 2 litri al secondo ed alzo il volume della musica al massimo.

Accompagnato dalla colonna sonora di Bob Seager, “Against the Wind” , “Still the same”, attraverso posti dai nomi tanto western quanto tipicamente descrittivi: Sagebrush Flat, Eagle Canyon, Rattlesnake Bench… e poi riconosco le rocce che preavvisano la ripida discesa nello spettacolare San Raphael Draw. In distanza si intravvedono cime di altre montagne, e mi sento poetico: “South Platte, solo e lontano, e nella bisaccia (fishing vest) un viatico di (Blue Wing) Olives” … da Garcia (porca) Lorca ...

Non avrò tempo ne soprattutto spazio per sostare, per cui cerco di rallentare quanto possibile, per fotografare la sequenza di immagini che si presenteranno in rapida successione. E sul parabrezza, che per l’occasione avevo pulito bene durante la sosta, si spiaccica una raffica di insetti, cosi che ora vedo tutto a pois.

In questa zona, circa 40 o 60 milioni di anni fà, dev’essere successo un bel casino: il fondo marino si alza, e diventa crosta terrestre, poi una parte sprofonda verso East, nella direzione in cui stò guidando, innalzandosi verso Ovest, da dove provengo. L’inclinazione degli strati rocciosi, accentuata dalla ripidità della strada che l’attraversa in discesa, dà l’impressione di sprofondare.

“Le rocce che a Denver, alte e schiette, van da San Raphael in duplice filar, quasi in corsa, giganti vecchierelle, mi balzarono incontro e mi guardar”... Lasciamo perdere, anche perchè il camionista del TIR a 18 ruote, che ho incollato dietro, pare non apprezzi molto la poesia, e neppure il fumo bluastro dei suoi freni.

Alla fine della ripida discesa, oltre ad una strombazzata e probabili moccoli, mi aspetta il cartello segnalatore: sono quasi a Green River. Ho tenuto una buona media e, finalmente entrando in Colorado, potrò s?????k?d?A?º???pingermi sino a Glenwood Springs, a “sole” 200 miglia... invece di pernottare a Grand Junction.

Una volta passata Grand Junction, presso la quale sosto un attimo a fotografare il bellissimo Mt.Garfield, si entra nel Canyon del Colorado River, ed il paesaggio cambia drasticamente, con la strada che seguirà le anse del fiume lungo un pittoresco canyon, alternando punti stretti e rocciosi, ad allargature nella valle, come all’altezza di Rifle, per poi stringersi nuovamente nello stupendo tratto immediatamente dopo Glenwood Springs.

Le immagini Del Colorado River evocano distinti ricordi, suggeriti dall’aspetto che il fiume ha in quel tratto: l’ansa con spiaggia dell’Island Acres Park mi fà venire in mente un tratto del Rogue River in Oregon. Il paesaggio circostante non gli assomiglia affatto, ma quella corrente che si smorza in un rigiro d’acqua, e la pool a valle di essa... . Ed eccomi indietro di parecchi anni, tanti che non riesco nemmeno a ricordare quanti, al mio primo salmone a sorpresa (non che l’avessi allamato per la schiena, ma non me lo aspettavo proprio!) catturato dalle parti di Shady Cove, a Nord Est di Medford, Oregon.

Il viaggio era, speranzosamente, a pesca di steelhead, ma siccome
le steelies del Rogue non sono particolarmente grosse, pescavo con una cannetta per coda #6, con finale 4X , ritenendomi per cui sufficientemente armato... fino a trovarmi connettato con una bestia di oltre un metro! La lotta che ne segui, incredibilmente lunga considerando l’attrezzatura, mi è rimasta talmente impressa nella memoria che me ne ricordo i dettagli più vividamente di quelli del mio matrimonio. Non c’è da sorprendersi se poi vengo messo in vendita.


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