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Effetti collaterali della pesca a mosca
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30 Luglio 2001– Il volo di Mirko e Paola arriva puntuale alle 16:53 - Me la sono presa con calma, persino sostando in alcuni punti lungo il tragitto per fare due lanci, sbagliando clamorosamente la ferrata su di una bella brown nel tratto di Gore Creek poco a valle della sua confluenza con l’Eagle River, ma anche catturando qualche decente cutthroat sul Clear Creek, a solo un’oretta dall’aeroporto.

Ma non mi sono voluto dilungare, e sono arrivato con più di mezz’ora d’anticipo per aspettarli: abbiamo fatto parecchi viaggi di pesca insieme, e gli sono molto affezionato. Anche l’attesa di cari amici che vengono da lontano, l’ansioso scrutare fra i passeggeri che sbarcano per individuarli, e poi il sorrisone e l’abbraccio stretto che ci si scambia, sono piacevolissime sensazioni. Quasi come quella di trovare subito la pensilina giusta e poi tutti i bagagli.

Io chiedo se hanno fatto buon viaggio, e Mirko: “Come sono i livelli?” “Il Colorado River era bassino, ma gli altri streams che ho visto mi sembravano OK ... avete fatto un lungo viaggio, ed ho pensato che stasera sarebbe meglio se andassimo fuori a cena, conosco...” “Ahi ahi ahi!!! Livelli bassi eh? Lo sapevo! Cosa sono quei nuvoloni? Non è che stanotte viene giù un temporale e sporca tutto?”

Mirko fà sempre cosi. Non è pessimismo, dice, ma una preparazione psicologica al peggio, cosi che, se il peggio non succede, tutto è più bello... Con otto ore di differenza di fuso orario sulle spalle, Mirko e Paola crollano, ma solo dopo una favolosa cena con selvaggina, giusto accostamento di ottimi vini ed un dessert da sballo. Si addormentano in macchina, mentre guido verso il lodge, cosi che non vedono i lampi in lontananza...

Ma poi di notte non è piovuto. Non che avrebbe creato problemi, comunque, perchè il South Platte non è altro che una serie di tailwaters: dall’Antero Reservoir scorre a meandri nel famoso tratto chiamato “Drean Stream”, poi entra nell’Elevenmile Reservoir, dal quale esce nuovamente come tailwater, e scorre nello stupendo Elevenmile Canyon… dopodi chè si allontana da strade varie, si immette nel Cheesman Canyon, del quale ne stiamo ora pescando la uscente tailwater: con tre laghi a monte che fanno da bacino decantatore, le acque sono raramente torbide, anche dopo forti piovaschi.

Mirko è mancino, e cosi che si piazza sempre sulla sponda sinistra del fiume (a volte mi chiedo se il fatto di essere mancino e pescare sempre a sinistra… non siano una scelta politica). Siamo scesi più a valle di Deckers, scegliendo un tratto senza altri pescatori: Paola e Mirko si piazzano sulle sponde, ed io più a monte, con la funzione di “cuscinetto territoriale” per eventuali pescatori in discesa.

Infatti... eccoli arrivare! Uno di loro è in acqua, e pesca a ninfa a scendere (niente di male, e poi non c’è attività in superfice...), ma lanciando un finale piombatissimo a non più di 2 metri a monte, passata, due metri a valle, e ripete il tutto dopo aver fatto un altro passetto a valle,: plofff, passata, e di nuovo plofff a monte. Mi vede, ed ecco che ferra, caccia lo stesso urlo di chi sbaglia a tennis (e crede che tutto il mondo lo stia guardando), riploffa la ninfa e piombini, e ricaccia lo stesso urlo, con classica piegatura del collo e faccia verso il cielo, occhi chiusi ed espressione di dolore. Caspita che mostro! Era riuscito ad allamare la stessa trota (mentre si sentiva osservato, si era dimenticato il passetto a valle prima della seconda passata), anche se l’aveva persa tutte e due le volte!

Entro in acqua e lancio, cosi che Mirko e Paola possano pescarsi ancora un centinaio di metri di fiume. Hanno catturato qualcosa (la prima ad allamare fù Paola), ma non molto, a secca e senza attività... Mirko si stà dedicando con passione ad una trota difficilotta, quando il tennista alieutico incomincia a raccontarmi delle numerose balene che ha appena catturato e che è solito catturare “proprio qui dove siamo, non sò cosa mi succede in questo momento, forse è perchè sono andato a dormire tardissimo e non ho digerito...”


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