Effetti collaterali della pesca a mosca
... e vedo una bollata sulla riva opposta. Spiego al tizio che-ha-comprato-una-casa-da queste-parti-e-che-ci-viene-a-pescare-quando-vuole che noi, invece, siamo italiani, e non conosciamo il posto bene come lui, e che Mirko lo stà pescando addirittura la prima volta.
Mirko non capisce bene perchè gli rompo e scatole, ed invece di lasciarlo in pace con la “sua” trota gli chiedo di salire un pò a monte, farsi vedere e lanciare alla bollata che vedo io, di fronte a me ed al tennista/alieutico, proprio vicino a quella beaver house.
Si capisce che Mirko stà arrivando a titolo di cortesia, perchè gli è stato chiesto … “dov’è che bolla? Ah, la vedo” Lancio perfetto, allamata, rilascio, e se ne torna alla sua “bastardina” difficile che aveva lasciato. Una scena alla Veni Vidi Vici, che era poi quello che volevo. Il tizio ammutolisce, ma solo per un attimo: “well, anyone can catch a trout on a dry!”...
E pensare che, tra i tanti pescatori veramente in gamba che vengono da queste parti, e tanta gente per bene in Colorado, mi dovevo imbattere in un simile coglione! Tra lui e l’amico non hanno nemmeno il minimo senso di etichetta, e nonostante si sia in tre a pescare quel tratto, proseguono la marcia, plofff, plofff, aaaarrrgh! (ogni due o tre passate, la trota persa, l’urlo del tennista), plofff, plofff, plofff, aaaarrrgh! Ma è vita?
Per il lunch andiamo al Lone Rock Campground, cosi da avere ombra e tavolini, e per poi pescare a monte da li.
Non siamo stati tanto tempo sul South Platte, ma abbastanza per godercelo, e pescarne vari tratti, diversissimi tra loro, di cui l’Elevenmile Canyon è senz’altro quello più scenico, ma anche quello che per noi risultò meno soddisfacente dal punto di vista alieutico.
Per la sua bellezza, questo tratto di fiume è molto frequentato da famiglie e campeggiatori, e per loro il Colorado Dept. of Fish & Game lancia trote pronto-pesca. Queste immissioni vengono fatte solo nella zona più a valle del Canyon, vicino ai campgrounds. Da una parte, egoisticamente, ci si augurerebbe che ciò non fosse fatto, ma con tanti altri magnifici tratti di fiume a poca distanza, uno deve anche capire che al mondo non ci sono solo pescatori a mosca!
Ci dirigiamo cosi verso monte, per iniziare a pescare nella zona selvaggia, ma non sapendo esattamente dove iniziasse, ci fermiamo solo dopo aver visto un altro pam, quando arriva una piccola autobotte, dalla quale vengono scaricate centinaia di grosse trotazze... Scoraggiati, proseguiamo, ma l’accesso al fiume diventa arduo, richiedendo ripidissime scarpinate, e notiamo anche come, ad ogni minimo spazio laterale sulla già stretta stradina, ci siano parcheggiate delle vetture. L’idea di rischiare l’osso del collo per poi trovarsi il fiume già occupato ci fà desistere, e cosi che ce ne andiamo in un’altra zona, dagli accessi più facili, questa volta trovandola senza nessuno attorno.
Inizialmente, appunto per la mancanza di pescatori, ci viene da pensare che in questo tratto di South Platte non ci siano pesci, o magari che ce ne siano solo di piccoli... come le mie prime due catture sembrano confermare. Poi allamo qualcosa di più sostanzioso, cosi fà Paola, ma è Mirko, dopo aver fatto anche lui qualche bella cattura, ad agganciare la prima grossa trota del viaggio: una stupenda brown.
Con quella fario, Mirko segnala anche l’inizio di una lunga serie di bellissime altre catture, che continuerà a fare durante tutto il viaggio. Si sà che nel South Platte vivono parecchie belle trote, ma non c’è niente come catturarne una per aumentare l’entusiasmo. Ormai assatanato, adesso le và a cercare in tutti quegli angolini difficili dove ha capito si nascondono. Naturalmente le trova, e le cattura, tutte in caccia, attirandole in superfice con una mosca micidiale, che mi dice sia stata creata da un certo uomo delle nevi del Ramo dei Prati...
A pensarci bene, infatti, non è possibile che questo tratto di fiume possa essere un segreto, ma concludiamo che la maggior parte dei pescatori rinunci a lanciare negli angolini difficili, sotto le frasche e l’erba alta piegata sull’acqua, con la correntina che trascina subito la mosca. Almeno, posso immaginare come uno che sappia leggere l’acqua intuisca la possibile presenza di belle trote, ma che ci rinunci dopo aver perso qualche mosca sulle sponde.
Oltretutto, queste grosse trote sono abbastanza sospettose, e basta un solo lancio sbagliato, od anche agganciarsi all’erba (col conseguente casino che si crea cercando di disincagliarsi), perchè si intanino e non si facciano più vedere… ed ecco come chi pesca questo tratto possa facilmente pensare che non ci siano belle taglie!
Paola, negli anni precedenti, aveva semplicemente accompagnato Mirko nelle sue battute di pesca. Dolce e paziente, aveva solo qualche volta fatto rimostranze (ed a ragione), quando l’assatanato tornava ore dopo l’ora promessa, o quando non si staccava più dal fiume... Ora che è stata colta anche lei dal virus alieuticus, è la prima a voler andare a pescare, e l’ultima a smettere! Trovato un punto in cui bollano, inizia una serie di catture, scegliendo la mosca giusta per ogni bollata: non male per una principiante! La sera, poi, mentre Mirko ed io l’aspettiamo, è solo il buio a convincerla di smettere...