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Dettagliato diario on the road
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1 AGOSTO 2001 ARCHES PARK - BRYCE CANYON Mercoledì. E’ una giornata limpida e meravigliosa.

Dopo due notti in campeggio, ci voleva proprio un materasso vero per ritemprarsi totalmente ed il Virginian Motel è stato all’altezza della situazione.

Come prima cosa ci rechiamo nel vicino e super-fornitissimo supermarket per acquistare vivande e liquidi per il viaggio; la scorta idrica deve essere consistente causa le canicole di queste zone e ancora una volta constatiamo che il Gatorade costa molto meno dell’acqua ( quest’ultima poi ha veramente un sapore disgustoso e spesso dobbiamo ripiegare sull’acqua Evian – francese - ).

Questa mattina desideriamo tornare ad Arches Park per “completare” la visita, però i bagagli possono rimanere in stanza fino alle 12:00, di conseguenza non possiamo sprecare il tempo a nostra disposizione: 3 ore circa. Facciamo colazione in macchina con brioches freschissime e succo di frutta e puntiamo subito verso il Devil’s Garden ( all’estremità settentrionale del parco ): qui si trova il bellissimo Landscape Arch raggiungibile con una passeggiata di 15 / 20 minuti. Il caldo è già insopportabile ed in aggiunta il percorso è sabbioso e ad ogni passo i piedi sprofondano. Intravediamo, poi, alcune specie di rettili - un serpente e diverse lucertole -, sicuramente innocui…

Forse ora comincio a comprendere come mai questa porzione di riserva si chiami “Giardino del Diavolo” ! .

Ci dirigiamo poi al Window Arch…. I tempi stringono ed ancora una volta dobbiamo spicciarci. Io, spossata, me ne sto al parcheggio e lascio agli altri tre la salita verso le due “finestre“.

Terminata la visita-lampo, partiamo per Moab. Il tragitto verso il motel è interminabile, causa un’atmosfera di malumore che si è diffusa fra gli occupanti del mezzo: è evidente che ogni parco dovrebbe essere visitato con calma e distensione, ma purtroppo il tempo gioca un ruolo importante e ce ne dobbiamo andare.

Ritirati i bagagli dal motel ( alle 12:00 ), partiamo verso la nostra nuova destinazione: Bryce Canyon. La strada procede verso nord-ovest e il paesaggio non offre un granchè di particolare. Arriviamo a Green River e sostiamo per il rifornimento di carburante e per un pranzo veloce ( assaggio i “mozzarella sticks” – bastoncini di formaggio impanati e fritti – che digerirò solo a pomeriggio inoltrato ! ).

Da qui imbocchiamo la n°24, una strada che attraversa il Capitol Reef Nat’l Park. Non ci sono villaggi o città sul nostro percorso e tutto sembra così selvaggio. L’intenso color vermiglio delle rocce, in contrasto con gli altri elementi cromatici del paesaggio, è semplicemente incantevole.

Superata la cittadina di Torrey prendiamo la strada n°12 e da qui in poi, ancora una volta, vari scenari naturali si alternano; zone desertiche con rocce multicolori, praterie sconfinate e verdissime, infine la zona montana ( che noi Trentini conosciamo bene ! ): siamo giunti nella Dixie Nat’l Forest. Chiaramente un temporale fortissimo si era appena abbattuto sull’area, a giudicare dai cumuli di grandine ai bordi della strada e dai rivoletti d’acqua e terra che scorrevano sulla carreggiata; ora comunque il cielo si sta rischiarendo e il pomeriggio sembra promettere bene…

Questo posto è bellissimo , non abbiamo mai visto un pioppeto così vasto; in certi punti la vegetazione è notevolmente folta ma, nonostante ciò, riusciamo ad intravedere qualcosa che si muove… sono dei caprioli ! Così vicini non ne avevo mai visti; naturalmente le bestiole si spaventano all’istante quindi, per fotografarle, ci dobbiamo avvicinare con molta circospezione; una serie fortunata di coincidenze permette ad Alex di immortalare mamma capriolo con il suo cucciolo “bambi” in un quadretto familiare molto emozionante.

Arriviamo a Bryce nel tardo pomeriggio e ci precipitiamo immediatamente al punto panoramico denominato “Sunset Point” per ammirare la meraviglia del tramonto. Purtroppo lo manchiamo per un soffio ed il sole è già calato oltre l’orizzonte, il canyon, con le sue formazioni calcaree piramidali di ogni forma e dimensione, offre ugualmente uno spettacolo grandioso … sconsolati ce ne ritorniamo al Village per cercare un posto dove pernottare e lo troviamo al Best Western Ruby’s Inn.

Ceniamo in un’anonima pizzeria a due passi dall’hotel e, data la confusione e gli schiamazzi, sembra di essere di nuovo a casa ( una tavolata di italiani occupa buona parte del locale e fa di tutto perché si capisca che arriva dal Bel Paese …! ).

Andiamo a letto presto perché all’indomani ci attende una “levataccia”: l’intenzione è quella di non perdersi l’alba e approfittare della dolce temperatura mattutina per scendere nel canyon .


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