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Dettagliato diario on the road
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29 Luglio 2001 - GRAND CANYON – CANYON DE CHELLY Oggi è domenica. Con calma ci alziamo, risistemiamo i bagagli e lasciamo il nostro motel. Per la colazione dobbiamo arrangiarci e ritorniamo nel vicino MacDonald, dove non ci resta che consumare i famigerati apple-pies ( dolci alle mele caldi ) con del caffè bollente. Ornella e Giuli optano questa volta per dei cookies ( biscotti ) che trovano deliziosi … per fortuna, perché sperimentare nuovi menù in America è molto rischioso !

La meta che abbiamo deciso di raggiungere è un altro canyon che si trova, però, in territorio Navajo : il Canyon de Chelly ( pron. de sceii ).

Lasciamo, quindi, Tusayan ed entriamo per l’ennesima volta nel Grand Canyon Nat’l Park per uscirne in direzione est. Oggi il cielo e terso e limpido e la temperatura è mite.

La strada che stiamo percorrendo, in alcuni punti, fiancheggia il bordo del canyon e la smaniosa curiosità di vedere i suoi abissi ci costringe a fermare l’auto parecchie volte …ancora una volta i fotografi “ufficiali” si sbizzarriscono.

Wow ! Un coyote ci ha appena attraversato la strada; che peccato, un’apparizione così fulminea che non ha permesso al nostro autista ( Giuliano ) di frenare in tempo. Speriamo di incontrarne altri ….

Terminata la strada n°64 dopo la cittadina di Cameron, entriamo ufficialmente nella “Navajo Indian Reservation” verso Tuba City. Il paesaggio ai nostri occhi si presenta stupendo: le rocce ed il terreno sono carichi di colori, in tutte le sfumature del rosso e marrone: siamo ne Painted Desert ( il Deserto Dipinto ). Questa bellezza intorno a noi ci impone varie soste per scattare delle foto, ma il continuo strombazzare di clacson delle auto in transito, ci fa intendere che i pellerossa non gradiscono affatto questo genere di cose ( forse perché non abbiamo chiesto il permesso ? Oppure volevano un compenso in dollari ?? – sono un po’ cattiva … ).

Mentre viaggiamo, mi piace sfogliare e leggere la mia guida Routard; trovo infatti una nota per noi turisti: nelle riserve indiane ( in modo particolare in quella degli Hopi ) è assolutamente proibito scattare fotografie a cose e persone; le telecamere ed i registratori sono banditi !

Lungo la 264, una stretta e poco praticata strada che attraversa le due riserve ( quella Navajo è molto estesa ed abbraccia un’ampia area fra Arizona, Utah, Montana e New Mexico - nel suo centro si trova quella degli Hopi; questi due popoli si odiano e sono in eterno conflitto ) entriamo in contatto, per la prima volta, con la realtà sociale di questa gente.

Negli Stati Uniti i nativi sono uno dei gruppi etnici più poveri e, anche se il Governo elargisce contributi e facilitazioni fiscali, la miseria è palpabile: i villaggi sono costituiti da catapecchie o da case-container “incorniciate” da una sporcizia allucinante ( alcuni di questi tuguri hanno però delle parabole satellitari giganti degne di una base strategica ! ), le auto con cui si spostano cadono a pezzi e le strada che percorriamo è delimitata da veri e propri immondezzai…. In tutta questa desolazione troviamo dei bei scorci naturali, ma non ci azzardiamo a fermare la macchina per fare foto, pena l’insurrezione popolare !

Prima della cittadina di Ganado, su suggerimento - richiesta di Ornella, ci fermiamo al Hubbel Trading Post. Sulla cartina è contrassegnato come National Historic Site, ma in realtà l’attrattiva principale è un bazar gestito da indiani deve ci si trova di tutto: dalla Coca-Cola ai fagioli in scatola fino agli oggetti artigianali. Lo scopo vero e proprio della nostra fermata si risolverà con l’acquisto da parte di Giuliano ed Ornella di un “rug” di piccole dimensioni fornito di certificato di garanzia e foto-polaroid dell’anziana autrice del tappeto in questione. Una spesa notevole direi ( più o meno 600.000 lire ), ma solo chi è appassionato di questi articoli può capire !

Fatto ciò ci dirigiamo verso Canyon de Chelly. Arriviamo a metà pomeriggio e troviamo subito posto nel campeggio adiacente all’entrata con la spesa di 0 $, insomma gratis, però non ci sono le docce e chiunque può entrare … Appena terminato di montare le tende, ci accorgiamo che due tipi sospetti si aggirano fra i campeggiatori nel tentativo di vendere bigiotteria indiana. Decidiamo di non lasciare nulla in giro e, con il bagagliaio straripante, ci avviamo verso il South Rim.

Per la prima volta il cielo è nero e minaccia un temporale da un momento all’altro. La scarsità di luce non permette di ammirare panorami mozzafiato ma il posto è bello e scattiamo ugualmente delle foto. Sostando nei vari punti panoramici dell’itinerario suggerito dalla guida, notiamo subito che in ogni parcheggio si trovano dei cartelli ben visibili che mettono in guardia i turisti su furti perpetrati alle macchine in sosta. Visto che abbiamo l’auto piena di roba, visitiamo i siti a turno …

Mentre aspettiamo, oltre ad alcuni cani randagi che ci fanno compagnia, vediamo arrivare un indiano in pick-up che mette in mostra 4/5 bamboline sul marciapiede ( per venderle ?? ) e, risalito in auto, si guarda intorno: si intuisce che il personaggio è, in realtà, uno che “ispeziona” se qualche idiota abbia lasciato incustoditi macchina e bagaglio.

Nel ritorno troviamo un po’ di pioggia, ma oramai il temporale ha cambiato direzione. Ceniamo al “Thunderbird Cafeteria” a due passi dal campeggio. Arriviamo alle 20:00 ma in realtà sono le 21:00 ed il locale sta per chiudere… sono gentili e ci lasciano ordinare ugualmente. Nelle riserve indiane è in vigore l’ora legale…ora lo sappiano anche noi.

Ce ne andiamo poi a letto con la viva speranza che, con l’ausilio delle tenebre, gli indigeni locali non facciano man bassa delle nostre cose !


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