Alla scoperta del vero Texas
di Isabella Intelisano
Ci presentiamo, innanzi tutto. Siamo due cugine: Isabella, di 28 anni, e Paola di
24. Isabella abita a Bologna, Paola abita a Catania. Tuttavia, siamo in contatto
pressoché continuo. Negli ultimi anni ci siamo identificate nei personaggi di Fantozzi,
che sarebbe Paola, mentre Isabella impersona il ragionier Filini, con tanto di “raptus
organizzativo”, che è stato poi la causa scatenante della partenza per il Texas.
Abbiamo organizzato tutto freneticamente usando una promozione di una multiproprietà
che prevedeva l’alloggio di due settimane in una località sperduta nel nulla, tale
Runaway Bay. Abbiamo prenotato un aereo andata e ritorno da Dallas e una macchina
a noleggio. Il totale dei costi sostenuti è stato sorprendentemente di soli 1.094
euro a testa. Il raptus organizzativo di Isabella prevede la partenza per viaggi
di ogni sorta senza pensare minimamente ai dettagli (cosa che invece Paola, minuziosamente
si impegna a fare tramite ricerche varie su internet che la portano a elaborare
percorsi estenuanti e itinerari tour-de-force).
Siamo infatti partite all’arrembaggio senza sapere che cosa avremmo trovato in America
e senza essere affatto preparate a un volo di così tante ore. Il fatto poi che il
Texas non sia una meta molto turistica ha complicato ancora di più la situazione.
Siamo partite dall’aeroporto di Bologna all’alba del 3 settembre 2005. Dopo uno
scalo di qualche ora a Londra ci siamo imbarcate per Dallas. Prima di salire sull’aereo,
la carnagione olivastro-semiabbronzato-mediorientale e i tratti somatici di Isabella
hanno fatto sì che non passasse inosservata dalla sicurezza che l’ha perquisita
affondo fino a farle togliere persino i calzini. Nel frattempo, ovviamente, Paola
ridacchiava e faceva battute in siculo-italiano facendo così indispettire gli agenti
che, irritati, setacciavano sempre di più la sventurata cugina al gusto di talebano.
Sull’aereo, le nostre beniamine hanno cominciato a mettersi a loro agio spacchettando
tutti i comfort che l’aereo forniva, quindi infilandosi subito i calzini della British
Airways, correndo in bagno a usare lo spazzolino da denti in omaggio, mettendosi
il cuscino dietro la testa, la copertina e la mascherina per coprire gli occhi dalla
luce.. tutto insieme. Subito dopo, da brave italiane, hanno iniziato a sparlare
della passeggera di fianco che aveva tutta l’aria di essere americana e che in effetti
lo era, se non che abitava a Firenze da 20 anni e parlava in italiano meglio di
loro.
Dopo questa magra figura è iniziata la totale teledipendenza. Isabella e Paola si
sono rimbambite per nove ore guardandosi più volte tutti i programmi di tutti i
canali trasmessi a bordo. C’è da precisare che la povera Paola non capiva niente
d’inglese ma siccome era gratis, si impegnava a guardare le figure cercando di captare
qualche significato nascosto nelle parole. Arrivate all’aeroporto di Dallas, dopo
un’altra minuziosa perquisizione e una fila interminabile per uscire dalla dogana
(ma soprattutto dopo aver lasciato impronte digitali e foto ricordo ai preoccupatissimi
americani), Isabella e Paola sono uscite in cerca del punto noleggio auto. Hanno
preso un minibus che in una decina di minuti le ha condotte in un’altra ala dell’aeroporto
e lì è iniziata la tragedia del noleggio auto. Il nostro ragionier Filini (Isabella),
prima di partire aveva provveduto a telefonare all’AVIS-noleggio di Dallas per assicurarsi
che la sua Poste-Pay, facente parte del circuito Visa Electron, fosse accettata
come carta di credito e ne aveva avuto riscontro positivo. Ovviamente, arrivate
sul posto, alla richiesta della carta in questione, le è stato tragicamente comunicato
che la carta non andava bene e che la macchina se la potevano scordare.
Il problema era serio perché non esistevano altri mezzi per raggiungere il loro
albergo sperduto chissà dove. Paola stava subito per improvvisare una scena di pianto,
quando l’impiegato, impietosito dal fatto che dopo un’ora le due sprovvedute italiane
erano ancora lì, ha fatto una telefonata a non si sa chi chiedendo se nella carta
c’erano almeno cento dollari e ha consegnato loro la macchina. I cento dollari c’erano
per miracolo perché di norma, quella carta pre-pagata è sempre vuota. Riuscita finalmente
ad avere un’automobile, Isabella ha improvvisato la sua prima guida senza marce
e le nostre eroesse si sono immesse dall’aeroporto direttamente in un’autostrada
che non sapevano gestire seguendo delle indicazioni forfetarie che Paola aveva scaricato
dal sito Michelin prima della partenza. Premettiamo che nessuna delle due avesse
idea di quante miglia (ma quant’è un miglio?) era lontana la località da raggiungere
e quindi erano pronte a sostenere anche un viaggio di 8-9 ore. Grazie a Dio, dopo
tre ore (e dopo aver sbagliato due o tre volte strada), Paola e Isabella sono approdate
in una specie di Motel molto ben attrezzato in mezzo a dei laghi infestati da serpenti.
Nei dintorni c’erano solo benzinai e pezzi di copertoni di pneumatici.