Dude Ranch - 7 giorni in Colorado
Il posto è stupendo, un edificio principale (lodge) rinnovato da poco, in legno,
con porticati esterni con sedie e tavoli, e dentro decorato con quadri e statue
di cavalli. Fuori ci sono pure diversi piccoli eidifici, per famiglie. Ovunque scaffali
con libri, romanzi, storia e foto del Colorado. Un grande camino antico nel soggiorno
comune. La sala da pranzo ha quattro tavoloni e ampie vetrate sui pascoli e il fiume
che scorre a venti metri. Arrivano gli altri ospiti, tutti americani o inglesi,
tutti affabili e cordiali, educatissimi, nessun rompicoglione o esibizionista. Niente
italiani, mai visti. Ottimo. Ancora: qui non si fuma, niente tv, niente radio, nessuno
ostenta o lascia suonare telefonini o simili (fuori dall'italia sono considerati
un'enorme cafoneria, per chi non lo sapesse).
foto 4
Alle 17 in uno dei capanni Krista, la proprietaria, imposta le selle a chi intende
cavalcare; io mi scelgo anche gli stivali e il cappello (indispensabili). Alle 18
servono stuzzichini e alle 19 la campana annuncia la cena. Fantastica: piatto unico
con tante pietanze (costolette al pomodoro, pannocchie bollite, verdure gratinate,
pane appena fatto, eccetera), contorni, e un dolce favoloso. Tutti i giorni tre
pasti sempre diversi. Dopo cena quattro chiacchiere, tè, caffè e biscotti, ma io
vado a letto, ho il fuso da superare. Fuori la luna e il cielo stellato, limpido;
un silenzio incredibile, sento appena, lontano, il fiume.
Lunedì mattina alle sei sono già sveglio, a pochi metri dalla finestra della camera
i cavalli pascolano e mi guardano curiosi, bellissimi col sole nascente che gli
incornicia la criniera. Esco a fare una passeggiata lungo il fiume, cristallino.
In terra è gelato. Il cielo è blu, nel silenzio solo i rumori degli zoccoli e dei
corvi, taccole e gazze che svolazzano dappertutto. Alle 8.30 sono a tavola con gli
altri per la colazione (all'americana) e alle 9 inizia l'orientamento per chi vuole
cavalcare, presso il recinto. In 15 minuti il capo wrangler, Shawn, ci spiega l'essenziale
del cavallo, il comportamento e i comandi da dare. Poi ci chiama uno per uno per
l'immediata prova pratica da fare nel recinto. Mi tiene la briglia del cavallo che
ha scelto per me: dopo le presentazioni (da che parte si prende un cavallo?) salgo
e in qualche modo andiamo a provare i comandi elementari: avanti, ferma, destra
e sinistra. C'è pure la retromarcia!
Soccia, ma funziona! L'animale - un bellissimo maschio grigio-rossiccio con una
lunga criniera - è collaborativo e docile, mi sopporta con pazienza. Qualche consiglio
e aggiustamento e poi partiamo subito per un giretto nei pascoli, camminando tutti
in fila dietro al wrangler di turno, una ragazza. I gruppi sono volutamente piccoli,
siamo in quattro. Stranamente va tutto bene, il cavallo sa già cosa deve fare, io
faccio come dice lui, sto seduto abbastanza comodo e piano piano mi rilasso e mi
godo anche il paesaggio. Capisco che per non sentire i sobbalzi devo lasciar muovere
il bacino in modo da compensare, e devo pure sincronizzarmi con i vari movimenti
dell'animale, in salita, discesa e così via. Lui è sensibilissimo ad ogni minimo
movimento delle redini, e mi sa che mi sta studiando. Interessante. Dopo un giretto
tranquillo di un paio d'ore la wrangler ci riporta al recinto e ci fa scendere,
uno alla volta, chiedendoci impressioni, sensazioni e problemi eventuali. Rientriamo
a cambiarci scambiandoci le impressioni, pare che tutti gli altri abbiano già qualche
esperienza, io sono proprio l'unico principiante. Cammino anche strano, per via
degli stivaletti col tacco e delle gambe un po' indolenzite, per non parlare di
strane sensazioni alla schiena e al sedere. A fine settimana tutto sarà normale.
Al pomeriggio stessa cosa
foto 5
Martedì andiamo a recuperare alcuni vitelli in uno dei pascoli per fare un esercizio/gioco
a squadre nel recinto! Il gioco consiste nel lavorare in squadra per separare dal
gruppo tre vitelli e condurli in un altro recinto. Da dire è semplice, ma da fare
proprio no. Come esercizio è ottimo per prendere confidenza col cavallo, i vitelli
ci fanno dannare, ma alla fine ce la facciamo. Poi ci insegnano il trotto, e cominciano
i problemi, un male boia a schiena e culo. Fortuna che ho i pantaloncini da ciclista,
imbottiti dove serve.
Per farla breve, mercoledì galoppo già nella prateria, ho capito come muovermi per
sincronizzarmi coi colpi del movimento del cavallo (e pure lui ne è contento, si
accorge di tutto) e, pur con qualche livido, mal di schiena e indolenzimenti vari,
mi accorgo che la cosa mi piace da matti, godo proprio, non me l'aspettavo. La potenza
dell'animale è impressionante e si sente quando ti passa attraverso il corpo, per
non parlare della sua felicità nel correre. Indescrivibile, e adesso capisco anche
molte altre cose. Mi accorgo con sorpresa che l'animale comunica in modo non verbale
con me in modo molto forte, più avanti mi capiteranno cose piuttosto inaspettate
(ma private, sorry; tornato a casa mi sono accorto che la cosa è nota e ci sono
parecchi studi sull'argomento).
Devo dire che quasi tutti gli altri ospiti sono molto esperti, stanno nei corsi
intermedio e avanzato, il che non gli impedisce, la sera, di lamentare mille dolori.
Vedo che parecchi hanno bisogno di panchetto e aiuto per salire o scendere dal cavallo,
con quelle panze che si ritrovano.Gli animali sono veramente belli, sono proprio
quelli dei film di cowboy. Sono sensibilissimi, capiscono al volo e ti studiano,
cercano anche di farti fare quello che pare a loro, per cui devi metterti d'accordo
su chi comanda, senza esagerare. Mi meraviglia molto la pulizia, il buon odore e
la tranquillità di questi animali, probabilmente dovuti al fatto che crescono quasi
liberi in queste praterie sconfinate, e non al chiuso come da noi, dove finiscono
per essere nervosi e puzzolenti.
La tenuta nostra? Mi avevano consigliato jeans Wrangler, "cowboy cut" larghi - i
migliori per cavalcare -, camicia maniche lunghe e giubbotto di scorta; stivaletti
con tacco e cappello largo. Stick per labbra, crema solare e antizanzare (questo
inutile in settembre) .Una bottiglia di acqua ce la passano loro - bisogna bere
molto, il clima è secco - e se serve qualcos'altro, un caschetto o guanti, lo forniscono
loro. Io sono il solo sempre in maniche di camicia, questi han tutti freddo, si
vede che abitano in California o giù di lì.
foto 6
Cavalchiamo per luoghi davvero belli e selvaggi, la prateria ondulata profuma di
erbe e cespugli aromatici, l'aria è asciutta e fresca, il sole picchia e il cappello
serve. Traversiamo ruscelli di acque limpide, saliamo per colline e traversiamo
boschi di pini e betulle bianche, lungo sentieri anche piuttosto ripidi e difficili,
ma i cavalli sono sicuri e tranquilli, quindi anche io sto tranquillo. Ovunque animali,
conigli, gruppi di antilopi, daini, uccelli di ogni tipo, aquile e falchi. Mancano
solo gli indiani. Bè, c'è giusto Clyde, il wrangler con la penna nel cappello, che
ci racconta del bisnonno Cherokee, ma ormai... I wrangler sorvegliano con discrezione,
si alternano nel condurci in giro e darci consigli; sono tutti ragazzi e ragazze
giovani e preparati, studenti che fanno un lavoro estivo, ci raccontano della loro
vita e ci chiedono della nostra, sempre cordiali e disponibili. Fanno un orario
pesante, e lavorano duro, ma sembrano sempre divertirsi con noi. E mi sa che è così,
visto che Clyde giovedì si dimentica che è il suo giorno libero.