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IL NOSTRO DIARIO DI VIAGGIO
GIOVEDI 14 MARZO 2002
Ci incontriamo alle ore 9.00 all’aeroporto di Bologna per sbrigare con comodo le operazioni del check-in. Sono un po’
emozionato perché è la prima volta che vado tanto lontano da casa e per tanto tempo senza la compagnia di mia moglie.
Tra l’altro sappiamo di avere un margine di tempo molto ristretto (solo 1 ora) nel volo coincidente a Francoforte, ed
il nostro volo LH 3915 parte con 30 minuti di ritardo alle 11.15. Ci assicurano in ogni caso la coincidenza, e questo
avviene anche se nell’enorme aeroporto tedesco dobbiamo correre per raggiungere il lontanissimo “gate” di imbarco per gli USA.
Il nostro Jumbo (volo Lh 402) decolla con un po’di ritardo ma il volo è regolarissimo e atterriamo a Newark in perfetto orario
alle 16.05 locali dopo 8 ore di viaggio. Il tempo per il disbrigo delle pratiche di ingresso senza che nessuno controlli il
contenuto dei bagagli, e poi l’incontro tranquillizzante con il mio amico Amedeo e sua moglie Delores. E’ un’amicizia storica,
consolidata nel tempo: quante risate abbiamo fatto da giovani quando lui studiava medicina a Bologna!. Ci accordiamo
per trovarci la sera dopo a Manhattan in un ristorante, troviamo un taxista che con un pulmino ci accompagna a New York al
fantasmagorico Hotel Malibu. Quando entro in camera penso con nostalgia al mio spartano bivacco sul Brenta che è una reggia
rispetto a questa topaia: ma non c’è tempo per pensare, bisogna dormire in fretta , siamo a New York !!
VENERDI’ 15 MARZO 2002
Visita della città, una specie di mordi e fuggi con il poco tempo a disposizione. Comunque, sfruttando la Subway,
riusciamo a passare da Wall Street , imbarcarci per la Statua della Libertà ed Ellis Island, tornare a Battery Park
e consumare un hot dog con gli scoiattoli intorno. Transitiamo annichiliti davanti a Ground Zero ed intravediamo il
cratere che stanno scavando dove erano i “Twins”.Rivedo, come in un film, le immagini dell’Apocalisse dell’11 settembre;
intorno a noi c’è gente che piange…e ci sono ancora, appesi ai muri, avvisi di ricerca di persone disperse. Poi andiamo
all’ONU, camminiamo fino a Central Park, e torniamo a Time Square passando per la Fifth Avenue. Quando alle 19.30 mi siedo
al ristorante assieme al mio “american Brother” Amedeo ed ai miei amici, sento di avere rifatto la maratona di New York di
qualche anno fa. Cena all’insegna dei ricordi, rivedo Gianni, e conosco Maria, l’unica della famiglia di Amedeo che non avevo
mai visto, mi propongo di tornare a N.Y. con più tempo per stare insieme. Dulcis in fundo, uno sconosciuto cliente ci canta
My Way e sembra Frank Sinatra: quello che ci vuole per farmi piangere! E poi tutti a letto perché…..tomorrow is an another day.
Saluto Amedeo e mi riprometto di tornare presto a N.Y. per fare una conoscenza più approfondita e rilassante della città e per
ricordare le risate che facevamo un tempo…quando eravamo giovani!!.
SABATO 16 MARZO 2002
Alle 6 in punto il nostro amico taxista si presenta puntuale per portarci, come concordato, all’aeroporto di Newark per
il viaggio su Las Vegas. Risolviamo al volo, con una telefonata di cellulare a Paolo Sapori, l’equivoco creato dallo zelo
dell’autista , convinto da non so chi che il nostro aereo parta dal JFK anziché da Newark. Espletati i rigidi controlli
d’imbarco, partiamo in orario con il volo N7 alle 8.00 e dopo 5 ore e 30 atterriamo a Las Vegas (ore 10.30 locali).
Ci stupiamo della architettura straordinaria dell’aeroporto, ma ci meravigliamo anche del freddo che fa quando usciamo in strada .
La navetta ci porta al piazzale di noleggio ALAMO, ed un’impiegata di lontane origini italiane ci espleta le pratiche di noleggio
non senza farci pagare un’opzione supplementare. Alle 12.30 ci mettiamo in moto con il nostro Minivan Chevrolet verso il Grand Canyon.
Superata Boulder City raggiungiamo la Hoover Dam, la diga sul fiume Colorado che
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