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Dettagliato diario on the road
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di Roberto Viviani

14° giorno: giovedì 16 agosto 2001:   PANGUITCH - LAS VEGAS.

Dopo l'implacabile suoneria telefonica automatica (ormai le odio) in una decina di minuti siamo già fuori per raggiungere il Bryce. La temperatura è terribile ( 7 gradi). Simona 2 è vestita come uno scalatore in prossimità della vetta dell'Everest. Ma l'alba che poco tempo dopo abbiamo ammirato ha ripagato la sveglia da caserma e la temperatura artica. Il Bryce Canyon è un parco relativamente piccolo se paragonato agli altri parchi americani. Io amo definirlo uno scrigno pieno di piccoli gioielli. E' bellissimo vederlo dall'alto; ma una camminata di un paio d'ore al suo interno ti lascia letteralmente a bocca aperta. La natura è senza ombra di dubbio il più grande artista di sempre. Le rocce appuntite e lavorate tanto da sembrare monumenti, le gole scavate dall'acqua e dal vento, il silenzio così intenso da diventare rumoroso, i boschi attraversati da piccoli sentieri e gli orizzonti che mettono il magone; questo in poche frasi è il Bryce Canyon visto e sentito da me. Sono convinto che nei posti in cui si passa o ci si ferma il vedere sia meno importante del sentire; un luogo, una città, un paesaggio, una montagna o un fiume se restano nel cuore è perché abbiamo sentito qualcosa di importante e profondo da restare scolpito dentro di noi. Verso le 10.30 finiamo la passeggiata appena in tempo. Il caldo e centinaia di turisti stanno prendendo d'assalto il parco. L'essere arrivati molto presto ci ha permesso di goderci queste 3 ore in perfetta solitudine. Adesso lasciamo campo libero alle orde di invasori. Riposandoci in un tranquillo boschetto nei pressi della nostra auto diamo un'occhiata alla cartina per scegliere la strada che ci porterà a Las Vegas. Dobbiamo ritornare all' Highway 89, prendere poi la 14 che attraversando le montagne ci farà raggiungere l'autostrada 15 con la quale raggiungeremo Las Vegas. Lungo la strada ammiriamo il red canyon (la sera prima al tramonto era qualcosa di fantastico), ci fermiamo per alcune foto a queste montagne composte da una terra rosso fuoco, veramente molto bello. Dal Red Canyon scendiamo verso la 89, la riprendiamo in direzione Kanab ( da dove eravamo arrivati), ma dopo alcuni chilometri imbocchiamo la 14; strada molto bella ma, attraversando le montagne molto lenta, impieghiamo infatti più di 2 ore per arrivare a Cedar City. Scendiamo verso il deserto del Nevada; a ogni chilometro la temperatura aumenta. Entriamo in Nevada verso le 14 e la temperatura è arrivata ormai a 48 gradi (al mattino eravamo a 7 gradi); a questo punto anche Simona 2 può togliersi il piumino. Ci fermiamo a mangiare a Mesquite a circa 120 chilometri da Las Vegas. E' subito chiaro che ci troviamo nello stato in cui le maggiori entrate economiche provengono dal gioco d'azzardo; infatti notiamo con un sintomo di disagio che Mesquite è un insieme di casinò-ristoranti nel mezzo del nulla. Ne scegliamo uno a caso e la lieta sorpresa sono i prezzi. Come anche a Las Vegas i prezzi per  mangiare sono bassissimi soprattutto negli enormi buffet presenti all'interno di ogni casinò. A loro infatti interessa che la gente vada a giocare e a buttare i soldi dentro alle slot machine. Visto che il prezzo è forfettario (nel senso che una volta pagato puoi servirti di tutto quello che vuoi), ci ingozziamo come dei profughi bevendo buona birra fresca. Finito il luculliano banchetto cominciamo a temere l'uscita; considerando la temperatura esterna e quello che abbiamo ingurgitato potrebbe anche capitarci qualcosa di sgradevole. Ma dobbiamo arrivare a Las Vegas e quindi affrontiamo l'esterno subito aggrediti da un vento caldo come se avessimo un phon puntato  sulla faccia. Raggiungiamo in tempo zero la macchina e riprendiamo l'autostrada. A metà pomeriggio siamo a Las Vegas, immensa città giocattolo dove arrivano annualmente più turisti che a Venezia (mi sembra 40 milioni all'anno). Nella periferia ci sono le zone residenziali e appare come una normalissima città, ma è lungo lo strip (la strada principale  lunga una decina di chilometri che taglia la città in due) che si trasforma e diventa quella città piena di luci, alberghi e casinò che tutti conosciamo per averla vista in migliaia di film. Ci mettiamo subito alla ricerca di un albergo (a Las Vegas tranne il weekend è facilissimo trovare un posto per dormire visto il numero immenso di alberghi e motel). Dopo aver provato in un paio di alberghi troviamo due camere in un bel motel lungo lo strip di fronte a Treasure island (un albergo con davanti un enorme piscina con tanto di moto ondoso trasformata in un porto di una città caraibica dove ogni 4 ore si svolge uno spettacolo con due  navi che combattono  a colpi di cannone fino all'affondamento di una delle due). Ci sistemiamo nelle camere in attesa del tramonto sperando che la temperatura divenga più accettabile. La serata, dopo una  passeggiata, la trascorriamo al Caesar's Palace (albergo-casinò enorme creato sullo stile antica Roma), prima al buffet (soliti prezzi molto bassi) e poi a giocare al casinò 20 dollari a testa che ci  dureranno circa un paio d'ore. Las Vegas è sicuramente una città affascinante in quanto unica nel suo genere, ma per quanto mi riguarda merita giusto un passaggio di mezza giornata a meno di non essere maniaci del gioco d'azzardo. Tornando al motel per trascorrere la notte decidiamo di saltare la visita alla Death valley prevista per il giorno dopo in quanto la temperatura sfiora i 50 gradi e temiamo anche per la tenuta dell'auto. Proseguiremo quindi per l'autostrada 15 attraversando il Mojave desert con destinazione finale il Sequoia national park.


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