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di Roberto Viviani
4° giorno: lunedì 6 agosto 2001: Philadelphia - Elmira.
Alle 8 del mattino siamo già nel centro di Philadelphia, il caldo è insopportabile.
Dopo pochi minuti di cammino ci scontriamo con una delle peggiori contraddizioni
di questo grande paese. Tutti i giardini e parchi cittadini che incontriamo sono
pieni zeppi di homeless che si stanno svegliando e alzando. Vicino a loro passano
manager e impiegati in giacca e cravatta che si stanno recando al lavoro nei lussuosi
uffici del centro. Questi due estremi sembrano accettati come la cosa più normale
di questo mondo. L'America è il paese dove tutto è grande: il territorio, l'economia,
i grattacieli, la ricchezza e la povertà. Probabilmente i 50 milioni di poveri
permettono agli altri 200 una vita prospera, forse anche questa è democrazia.
La intravedo da lontano; sì è proprio lei, la scalinata di Rocky. Mentre Alessandro
riprende con la sua videocamera comincia la mia corsa con tanto di sandali, ma
riesco comunque ad arrivare su e a urlare Adriana a squarciagola. E' incredibile
come questo posto sia invaso quotidianamente da turisti esclusivamente per la
notorietà acquisita a seguito del film di Stallone e non ad esempio per l'importantissimo
museo presente nella piazzetta sovrastante la scalinata (confesso che anche noi
siamo qui solo per la prima ragione). Proseguiamo la visita di Philadelphia inoltrandoci
verso il centro città. Attraversiamo la zona dei grattacieli dove hanno sede importanti
società e notiamo che i fumatori devono addirittura uscire dall' edificio e consumare
la sigarette in strada. Negli Stati Uniti non si può fumare in nessun luogo chiuso,
tranne casa propria. Ci dirigiamo verso la parte storica di Philadelphia e essendo
arrivata l'ora di pranzo ci fermiamo in un chiosco dove ci facciamo preparare
dei panini "mostruosi" che azzanniamo proprio di fronte al palazzo dove firmarono
la dichiarazione di indipendenza. Il caldo del primo pomeriggio è veramente micidiale,
troviamo refrigerio all'interno del visitor center dove l'aria condizionata è
a livelli sovrumani. Questa è un'altra caratteristica americana, nei mesi estivi
in tutti i locali chiusi l'aria condizionata è una vera regina. E' sempre utilizzata
in maniera esagerata, come il ghiaccio nelle bibite (se non ne volete bicchieri
pieni zeppi ricordatevi di dire "no ice" quando ordinate una bibita). Dopo
aver assistito ad un arresto a pochi metri da noi (ci sembrava di essere in un
film) passeggiamo nella zona di Philadelphia che scende verso il porto; a metà
pomeriggio prendiamo la metropolitana e ci dirigiamo verso la macchina. Ci aspettano
lunghe ore di viaggio in direzione cascate del Niagara, ci fermeremo a dormire
quando saremo stanchi. Dopo un'occhiata veloce alla cartina ci dirigiamo verso
Scranton. Attraversiamo la Pennsylvania da Sud a Nord. La campagna della Pennsylvania
è veramente bella; con le sue dolci e verdi colline i boschi fitti e i profumi
tipici dell'estate; le case sono graziose, notiamo che nessuna è cintata e non
esistono cancelli, da noi non sarebbe possibile o quantomeno rischioso; come minimo
la domenica ci troveremmo invasi dai maniaci dei pic-nic. Decidiamo di fare un
pezzo di percorso prendendo una strada secondaria e la scelta si rivela azzeccata.
E' attraverso queste strade secondarie che si scopre la vera America, quella del
mito, di Kerouac e di tutte le generazioni di vagabondi che hanno attraversato
da Nord a Sud e da Est Ovest questo grande paese alla ricerca di qualcosa che
forse non hanno mai trovato, ma hanno senza dubbio contribuito alla leggenda delle
vecchie strade americane. E parlando di mito dopo alcune ore appena a Nord di
Scrancton incrociamo e prendiamo la leggendaria strada nr. 6 che da New York porta
fino in California. Seimila chilometri di asfalto per ripercorrere i percorsi
dei pionieri in direzione Ovest, verso la frontiera, i territori selvaggi e, dopo
le grandi pianure, gli aspri altipiani, i cocenti deserti ecco la terra promessa: le verdi pianure della California e dell'Oregon.
Nel bel mezzo delle pianure americane la nr. 6 si incrocia con la Mother road, la vecchia nr. 66 che nelle cartine attuali
non è più segnalata ma che è entrata in pieno diritto nella leggenda. Ormai stanchi
dopo parecchie ore di macchina ci fermiamo a una ventina di chilometri da Elmira
in un piccolo motel in mezzo al niente. E' libera solo una camera, decidiamo
di fermarci comunque e di dormire tutti e sei insieme. Dopo una buonissima cena
al ristorante del Motel ci accorgiamo, passeggiando lungo il piazzale nel retro,
che quest'eremo in mezzo al nulla è luogo frequentato da migliaia di grossi ragni
e insetti vari; ma il massimo lo troviamo davanti alla porta della nostra camera
dove ad attenderci troviamo un bel serpente. La notte sarà un vero incubo: in
sei in una camera con l'aria condizionata rotta e 32 gradi di temperatura e il
400% di umidità. Riesce a dormire solo Simona 2, per lei questo caldo sovrumano
è un dolce tepore. Nella lotta con la morsa del caldo il pensiero va già all'
indomani, e le acque delle maestose cascate del Niagara sembrano quasi rinfrescarci.
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