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Dettagliato diario on the road
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di Roberto Viviani

7° giorno: giovedì 9 agosto 2001: BOSTON

Visto il viaggio faticoso del giorno prima la sveglia oggi è meno implacabile del solito. Dopo una bella colazione la prima cosa che faremo sarà fortemente americana. Era una delle cose che volevamo assolutamente provare, la lavanderia automatica è uno dei simboli della vita quotidiana in america. Per il viaggiatore significa entrare nel cuore dell'America, sentirsi uno di loro. Dopo un'ora circa abbiamo finito e siamo pronti  a partire alla scoperta di Salem. Per prima cosa visitiamo un museo delle
streghe. Si rivelerà una mezza  delusione. Invece di un museo si tratta di uno spettacolo (una specie di monologo) in cui raccontano vecchie storie di streghe nella Boston del 1800; parole capite 3 o 4, una tragedia. Il centro di Salem è completamente pedonale e molto carino. Ci dirigiamo verso il porto e ci fermiamo a mangiare in un locale dove mangiamo dei discreti piatti di pesce. Nel frattempo la temperatura ha raggiunto livelli insopportabili tranne, come al solito, per Federica e Simona 2 che, anzi, non disdegnerebbero un golfino (tremendo!!). Il porto non è entusiasmante, decidiamo di prendere l'auto e dirigerci a Boston. Boston rappresenta l'america moderna dei nostri giorni, ma con profonde radici nei secoli passati. Il Massachusetts  ha il soprannome di puritan state (stato puritano), i padri pellegrini hanno lasciato le tradizioni, il modo di vivere e di pensare dei bianchi, anglosassoni e protestanti del 1700.  La città comunque ci è piaciuta molto. I giovani sono moltissimi e, attorno al tradizionale punto d'incontro dei Bostoniani, il Quincy Market, troviamo un clima frizzante e goliardico; complessini che suonano, bar pieni di gente, persone che si incontrano e turisti che si intrufolano. Una lunga passeggiata (vari chilometri) alla scoperta del centro di Boston è segnalata con una striscia di mattoncini rossi, che ti guidano alla scoperta di questa bella città. In attesa della cena ne percorriamo un bel pezzo. Arriviamo fino al Boston common, il più antico parco pubblico di tutti gli Stati Uniti. E' considerato un simbolo di libertà, in quanto da quando fu creato (nel lontano 1630 circa) ogni cittadino lo poteva utilizzare addirittura anche per pascolare le mucche; qui furono però barbaramente impiccati quaccheri, streghe e pirati; un'altra prova che in questo paese, simbolo e guida del mondo civilizzato, sopravvivono fuse insieme grandi libertà e profonde ingiustizie. Stanchi per la lunga scarpinata ci fondiamo in un Tex-Mex (ristorante texano messicano), si rivelerà una delle pratiche
culinarie più riuscite di questo viaggio.  Nel dirigerci verso la macchina per tornare al nostro motel fermandoci in un piccolo supermercato per comprare dell'acqua, facciamo uno degli incontri più belli e commoventi del nostro viaggio. Un'anziana donna ci sente parlare in italiano e ci ferma; è una donna Italiana della provincia di Avellino. Ci racconta la sua vita di immigrata nel periodo in cui in Italia la vita era veramente difficile e l' America incarnava molto più di adesso il sogno di libertà e di benessere per milioni di stranieri. La sua non è stata una vita facile e il sogno americano si è rivelato solamente una dura sopravvivenza. Solo per pochi l' America è stata la via dell'oro, per migliaia (o milioni) di anonimi è stata una vita di sacrifici e di privazioni con il dolore per la lontananza dalle proprie origini. La lasciamo tra le lacrime e con la promessa, al nostro ritorno in Italia, di fare un saluto alla sua terra. Arriviamo in motel stanchi ma felici di questa giornata americana, dentro di noi è un po' cresciuto l'amore per il nostro paese.


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