Il parco dello Yellowstone - Parte 2
Lunedì 13/08/2001
Sono ormai le 21.00 e la stanchezza inizia a farsi sentire, così riprendiamo il viaggio cercando di arrivare il più possibile vicino al primo paese. Rapidamente scende il buio e dobbiamo rallentare ulteriormente la velocità dell'auto anche perché ormai ci stiamo addentrando sempre più nei boschi e c'è pericolo che qualche cervo ci attraversi la strada all'improvviso.
Raggiungiamo finalmente Cooke City (sempre nel Montana) proprio vicino all'entrata nord est del parco. Questo primo centro abitato consiste in un paio di motel (rigorosamente al completo…), qualche locale e poche altre abitazioni. Facciamo una nuova sosta, questa volta per mangiare qualcosa e chiediamo informazioni. Ci spiegano che mancano almeno tre ore e mezza per raggiungere l'entrata ovest del parco dove si trova il nostro motel, ma ci dicono anche che avanti tre miglia c'è un altro paesino.
Ormai esausti avvisiamo in albergo che arriveremo a West Yellowstone soltanto lunedì mattina e ci avviamo verso Silver Gate (la porta d'argento), sperando che almeno il suo nome ci porti più fortuna. Inutile dire che il paese era ancora più piccolo del primo e che per quella sera non c'era più neanche una stanza disponibile. Anche l'unico Bed&Breakfast erano al completo.
Posteggiamo l'auto e decidiamo all'unanimità che la stanchezza è veramente troppa, infatti siamo ormai svegli da più di 26 ore consecutive… Coperti alla meglio con felpe e giacche impermeabili, ci blindiamo in auto e cerchiamo almeno di riposare un pochino. Per quanto fossimo scomodi siamo riusciti a dormire fino alle 3.00 circa. A quell'ora ci siamo svegliati tutti, non so se più per il fuso orario o per il mal di schiena. Pur essendo ancora buio pesto decidiamo di rimetterci in cammino almeno per un altro po'. Non incontriamo anima viva e la strada piuttosto stretta si snoda lentamente nel buio del bosco.
Raggiungiamo finalmente l'ingresso est del famoso Parco dello Yellowstone, che fu fondato nel lontano 1872 e risulta essere quindi il più vecchio parco nazionale d'America, ma a quell'ora tarda la notizia non ci entusiasma più di tanto.
Poco dopo sbuchiamo in mezzo ad una vasta pianura cinta da basse colline ricoperte da arbusti e cespugli color verde salvia che sono caratteristici di questa zona. Ci fermiamo in una piazzola al centro di una di queste valli e posteggiamo con l'auto rivolta verso i boschi lontani ammassati a ridosso dei monti. Il posto è troppo bello il silenzio ancora più invitante e così decidiamo di fare una seconda sosta.
Ci riaddormentiamo sbirciando ancora un po' attraverso il finestrino dell'auto appannato dall'umidità per osservare sopra di noi una stellata come se ne vedono poche. Mi è sembrato di vedere anche due stelle cadenti... o forse è la stanchezza? Non ci giurerei, e poi che differenza fa? Ho troppo sonno!
Ci svegliamo all'alba, ed ora che c'è più luce ci rendiamo veramente conto dello scenario stupendo che ci circonda. Col buio non ci eravamo accorti, ma proprio di fronte a noi c'è un laghetto scuro, immobile e silenzioso. E' incredibile pensare che una volta questi luoghi selvaggi appartenevano agli indiani che percorrevano queste radure a caccia di bisonti.
E infatti di lì a poco incrociamo proprio un bisonte solitario (di indiani purtroppo se ne vedono pochi e solo nelle riserve..). Il bisonte se ne sta lì tranquillo sdraiato vicino ai bordi della strada e non si cura affatto del nostro passaggio e di quello delle altre automobili. Chissà dov'è il resto del branco? Guardiamo verso i margini del bosco, ma del branco non c'è traccia. E' stata comunque una bella accoglienza!
Siamo più di buon umore anche perché la meta è finalmente vicina e così ci godiamo il paesaggio.
E' mattina presto e riusciamo facilmente a vedere anche qualche cervo e degli scoiattoli che sbucano dagli alberi e ci attraversano la strada di corsa. Di lì a poco incontriamo anche un simpatico leprotto.