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Il parco dello Yellowstone - Parte 3
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Avevo letto su qualche guida che nel 1988 a causa di un immenso incendio doloso erano stati distrutti diversi tratti di bosco ma non immaginavo che a distanza di così tanto tempo fossero ancora così visibili i danni provocati. Durante l'incendio i venti secchi e la forte siccità resero le fiamme indomabili e ci vollero 25 mila uomini per domare quel terribile rogo con un costo di miliardi a carico dell'erario ma soprattutto con un danno non quantificabile a questa natura selvaggia e spettacolare.

Intere foreste sono state distrutte e in alcuni punti del parco i fianchi delle montagne sono interamente coperti da tronchi anneriti e carbonizzati dal fuoco, ormai senza più i rami. Tantissimi poi sono crollati a terra, oppure cadendo sono rimasti in un bilico precario appoggiati ai tronchi dei pini ancora superstiti, creando uno scenario davvero desolante. Ma la loro presenza, oltre a tenere vivo il ricordo di questo disastro nella mente dell'uomo, continua a nutrire il suolo devastato che con lentezza si sta rigenerando.

I pini che compongono queste foreste sono chiamati Lodgepole Pine (Pinus Contorta) e appaiono molto diversi dai nostri: sono molti alti e la chioma molto stretta si trova quasi interamente alla sommità dell'albero, lasciando così a nudo gran parte del tronco. Occupando poco spazio con la loro chioma, questi pini sono cresciuti molto fitti e ravvicinati e non è quindi difficile immaginare come il fuoco non abbia avuto alcuna difficoltà a propagarsi in una maniera così devastante. Ad oggi il sottobosco è fitto di nuovi alberi che stanno ricrescendo, ma sono tutti ancora molto piccoli e non superano i due metri di altezza.
Con il loro bel verde acceso però, fanno capire che la foresta non è morta, sebbene ci vorranno probabilmente almeno una ventina d'anni prima che tutto ritorni come prima dell'incendio.

Nell'ultimo tratto di strada attraversiamo una delle numerose zone del parco cosparse di fumarole e infatti di tanto in tanto tra gli alberi vediamo colonne di fumo che si alzano verso il cielo. Ma il segnale più evidente della loro presenza viene percepito con l'olfatto: infatti il buon profumo di resina dei pini viene improvvisamente annientato dall'odore assai più penetrante e persistente dello zolfo.

Nel territorio del parco c'è una elevata concentrazione di fenomeni idrotermali: circa 10.000 fra geyser, fumarole, sorgenti di acqua calda, pozze di fango gorgogliante e pozze d'acqua colorate che in quanto a splendore potrebbero fare una degna concorrenza alle più belle barriere coralline.
Rimandiamo però a domani questo spettacolo e senza perdere altro tempo andiamo dritti verso West Yellowstone: finalmente la colazione, una doccia e un vero letto per riposarsi!


Mercoledì 15/08/2001

Sono passati già due giorni dall'inizio della nostra vacanza nel parco dello Yellowstone e non basterebbe questo diario per descrivere tutto quello che abbiamo visto e vissuto. Vissuto? Sì, per quanto straordinario e sorprendente è tutto vero! Non pensavo potessero esistere così tanti ambienti diversi in uno spazio relativamente ristretto.

In realtà il parco si estende su una superficie di 8990 chilometri quadrati, ma racchiude una quantità infinita di bellezze naturali. Dietro ogni curva della strada c'è una sorpresa sempre diversa: dai boschi più fitti e verdi alle zone bruciate e semi pietrificate in seguito all'incendio. Poi fiumi, laghi, pianure e gole strette che in un punto arrivano a formare addirittura un canyon con picchi erosi dall'acqua e dal vento e rocce che sfoggiano un'infinità di sfumature diverse: giallo, ocra, marrone, rosso acceso. E poi le spettacolari cascate e un'altra infinità di giochi di colori più strani con le sorgenti calde, le fumarole e i geyser.

In questi due giorni abbiamo scelto di percorrere la Grand Loop Road, la strada principale che attraversa il parco formando un otto da nord verso sud attraverso la parte centrale di questo vasto territorio per un totale di 237 km.
Seguendo questa strada si trovano poi tante deviazioni e strade secondarie che conducono ad altri punti panoramici del parco e verso altre meraviglie che sono secondarie di importanza rispetto ai principali punti di attrazione, ma non per questo meno spettacolari o interessanti.

Ieri abbiamo percorso il tratto di strada che attraversa la zona sud del parco (la parte inferiore dell'8). Appena varcato il cancello d'entrata e aver pagato i 20 dollari per l'ingresso (il biglietto ha validità settimanale, ma esiste anche un biglietto annuale del costo di 40 dollari), il ranger ci ha consegnato un po' di materiale informativo. Tra quella montagna di carta spiccava un bel volantino colorato che ci avvisava di non avvicinarci troppo ai bisonti. Questi immensi animali infatti, hanno all'apparenza un'aria sorniona e pacifica, ma in realtà sono facilmente irritabili e a quel punto cominciano i guai, infatti un bisonte lanciato in corsa raggiunge una velocità di 30 miglia orarie!


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