San Francisco e California - Parte 2
Appena aperta la porta automatica dell'aeroporto, ci troviamo fuori, il sole risplende, sono le due del pomeriggio anche se per noi e per il nostro fisico, le undici di sera. La temperatura incredibilmente alta. Forse ci siamo sbagliati, abbiamo le valigie piene di maglioni e cose pesanti, inclusi in paio di guanti e una sciarpa. Vabbè... nessun problema, per svestirci ci si mette poco. I Pulmini shuttle sono parcheggiati lì davanti, l'offerta è notevole. Quale scegliere? Prendiamo quello colorato, ma prima chiediamo il prezzo: dodici dollari a testa per downtown mi sembrano giusti. Ci troviamo subito in autostrada, anzi sull'Highway. Non so perché, ma mi
sembra di esser al mare in Italia, d'estate, in una città dell'Adriatico. Il sole batte forte, è sereno, ma il cielo non è proprio blu. Dal finestrino vedo che le persone nelle altre macchine sono in maniche corte, con i finestrini abbassati. Cavolo, è proprio estate in California! In Italia
stamattina c'era -3, qui sembra aprile. Magari fanno anche il bagno nell'oceano...
Lo shuttle arriva presto a downtown. La prima cosa che vedo sono gruppi di barboni, homeless, tanti, ci sono quasi solo loro in strada. Non sarà mica questa San Francisco? Speriamo di no... il pulmino arriva davanti al nostro albergo, prendiamo i bagagli e saliamo. Che brutta stanza! Un po' una schifezza. Domani si cambia, qui non ci vogliamo rimanere.
Il primo risveglio a San Francisco
Sono già sveglio. Mi sembra di aver dormito anche abbastanza, però la sveglia non ha ancora suonato. Allungo il braccio sul comodino e afferro l'orologio. Cosa? Le 4:10... e chi dorme più adesso, io non ho più sonno. Alessia dorme ancora, cerco di non svegliarla, mi giro dall'altra e cerco almeno di riposare. Fuori però c'è San Francisco, e chi resiste? Dopo un'oretta siamo in piedi tutti e due: potenza del jet lag.
Alle 6:45 siamo già in strada. E' ancora buio, non gira nessuno, anche il traffico sembra dormire ancora. Cerchiamo subito un posto dove fare colazione. Siamo a 200 metri da Union Square, praticamente in centro. Ci fiondiamo dentro a Starbucks, che dopo scopriamo essere una catena nazionale dove poter fare colazione in ogni angolo degli States. Le brioches sembrano buone, ne prendiamo un paio a testa ed io mi arrischio a prendere il cappuccino. Qui bisogna adeguarsi, poche storie! Ci sediamo, intanto io aspetto il cappuccino. Dopo un po' il tipo mi chiama e mi dà due bicchieri di carta con il tappo di plastica sopra. Solo la cannuccia manca e poi sembrerebbe Coca Cola. Cerco lo zucchero e un cucchiaino. Il primo lo trovo il secondo no. Al suo posto c'è una specie di legnetto fino e lungo. Sono dei pazzi! Vabbè, mica sono venuto in America per prendere il cappuccino e berlo come in Italia... Mi adeguo. Le brioches sono buonissime, addirittura meglio delle nostre. Il cappuccino sembra caffelatte, però tolto il tappo mi accorgo che c'è una bella panna sopra, che però sa da poco e soprattutto senza cucchiaino rimane tutta in fondo al bicchiere. Il bar è molto bello, i tavolini per sedersi sono pochi, tutta la gente entra, ordina al banco, prende la roba e riesce subito dopo in strada. Un'altra concezione del bar rispetto all'Italia. Dagli altoparlanti della radio esce una musica bellissima, stile country. Siamo proprio in America, che figata!
Ora che abbiamo la pancia piena possiamo tirare fino alle 1, 2 del pomeriggio. Dobbiamo preoccuparci di trovare un altro albergo adesso. Nella topaia mai più! Ne vediamo due, tre. Gli alberghi qui in centro sono tanti, però molti sono dello stesso livello del nostro. I prezzi dei più carini sono un po' alti. San Francisco costa, ce lo avevano detto. Per fortuna di posto ce n'è, tutti hanno qualche camera libera. Dopo un'oretta, decidiamo per lo Stratford Hotel, a 50 metri da Union Square, 85 dollari più le tasse per la camera. Almeno è pulito, nuovo, con una bella tv, ed è quel che basta. In più c'è la colazione inclusa, cosa abbastanza rara in USA. Siamo sulla Powell, a due passi dal capolinea del Cable car. Cosa si vuole dei più?
Sistemato il tutto nell'albergo nuovo, siamo pronti per affrontare la città. è sereno anche oggi. Una bellissima giornata. Ad occhio ci saranno 10 gradi. Andiamo al Visitors Center, abbiamo un po' di domande da fare, tra tre giorni dovremo prendere la macchina a noleggio e dobbiamo fare un abbonamento, se c'è, per i mezzi pubblici. Il tipo dell'ufficio che ci risponde è velocissimo, facciamo una domanda, e lui in venti secondi ci risponde puntualmente senza fronzoli ed incertezze. Super professionale. Ne facciamo un'altra, stessa cosa. Eppure dietro non c'è nessuno, l'ufficio è appena aperto, che fretta c'è? Le ulteriori spiegazioni che io gli chiedo, lo infastidiscono un po'. Del resto lui ha risposto alle nostre domande, probabilmente ritiene superfluo puntualizzare. La velocità della gente che lavora qui è notevole, lo noterò anche da altre parti. Al Visitors Center riesco a trovare anche un opuscolo con tutti gli sconti per i motel nelle varie città della California. Prendo e metto nello zainetto, ci servirà sicuramente.
Ora siamo liberi.
Si può girare la città senza problemi, abbiamo l'abbonamento ai mezzi pubblici, Cable car e Muni, gli autobus cittadini. Fisherman's, Telegraph Hill, Nord Beach, Chinatown, ma anche Golden Gate Park e Castro, il quartiere gay.
Avevamo sistemato tutto, non ci restava che andare alla scoperta di San Francisco.