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San Francisco e California - Parte 4
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On the road

Mercoledì. Praticamente metà vacanza.
Erano ormai quattro giorni che eravamo a San Francisco. L'avevamo girata in lungo e in largo, anche se magari solo in modo approssimativo, però tutto quello che volevamo vedere era stato visto.
Alle 2 del pomeriggio eravamo all'autorimessa della Alamo, la società che ci avrebbe noleggiato l'auto. Bastava una "economy". Anche troppo per due persone e due valigie. Sbrigate le formalità burocratiche, l'addetto del "rent a car" ci diceva che, visto che le economy erano finite, per noi era pronta una vettura di categoria superiore: una Pontiac Grand Am 3 volumi e 4 porte, per capirci simile ad una Bmw serie 3.
Mi ero fatto spiegare da un amico il funzionamento di un'auto con cambio automatico. Qui eravamo a San Francisco però, città da un milione di abitanti, in centro per giunta. Uscito dal garage mi sarei trovato subito in strada, mica in un parcheggio dove provare D, R, N, P, 1, 2, 3. Entrati in macchina Alessia mi guardava po' preoccupata: sempre la solita fifona! Non potevo crederci, ero sulle "Strade di San Francisco" come Michael Douglas. Quel giorno saremmo dovuti andare a nord del Golden Gate e fermarci lì per la notte. Si doveva uscire dal centro prima però: percorrere la Powell, seguendo esattamente il percorso del Cable Car, ed arrivare a Fisherman's. Passata la preoccupazione iniziale, dovuta alla novità di guidare un'auto in Usa, potevo godere a pieno di questa sensazione unica di andare su e giù dalle colline di Frisco. Un'esperienza bellissima.

Ora però bisognava trovare le indicazioni "Highway 101" che ci avrebbe portati sul Golden Gate Bridge, collegamento stradale tra San Francisco e la Bay Area a nord. Cercavo di stare sulla corsia di destra, quella più lenta, un po' per la poca dimestichezza con le strade americane, e un po' per poter ammirare di più quello che ci circondava. Una bellissima sensazione attraversare il GGB: finito di costruire negli anni trenta, più di 3 Km di strada sospesa sull'oceano. Più o meno quel che dista la Sicilia dal continente. Solo che da noi hanno ancora il progetto nel cassetto e la realizzazione è ancora lontana.

Nel tardo pomeriggio eravamo a San Rafael, una ventina di miglia a nord del ponte, già sistemati in un Days Inn. Devo dire che questo genere di motel per me è stata veramente una gradevole sorpresa. Ne avevo sentito solo parlare ma non li avevo mai visti. Praticamente ogni persona che era stata negli Stati Uniti, me li aveva consigliati. Rappresentano un po' il modo di viaggiare "on the road", ma anche l'efficienza americana: dalla Florida al Texas, dallo Utah alla California, ogni catena presenta le stesse stanze, le stesse caratteristiche, gli stessi colori esterni e lo stesso standard qualitativo. Un fabbricato di due piani fatto a "U" con nel mezzo i parcheggi con all'ingresso la reception.

La mattina successiva, ore 6, eravamo già pronti per affrontare il giorno, sulla carta, più duro: Sausalito, Muir Woods ed arrivo a Santa Cruz. Il primo è un paesino sul mare molto carino. Un porticciolo e le cassette basse che nell'entroterra si arrampicano su una collina. Dall'altra parte della baia si scorge San Francisco. Muir Woods, un bel bosco di sequoie secolari, nominato parco nazionale e protetto. Sicuramente un posto da vedere, molto bello, anche se a me e ad Alessia che abitiamo in Trentino, ha fatto sicuramente un effetto diverso da chi abita in pianura.

Nel pomeriggio la nostra Pontiac Grand Am macinava già chilometri, anzi miglia, sulla "California 1" verso Santa Cruz, passando per un tratto di strada veramente bellissimo a strapiombo sull'oceano, utilizzato in parecchi film americani come "Basic Instinct" (la scena dell'inseguimento in macchina a Sharon Stone).
Verso sera nuovo motel, questa volta il Travelonge di Santa Cruz, piccolo paesino turistico sulla costa ad un'ora di macchina da Monterey, con una bellissima spiaggia da visitare anche a gennaio.
Il giorno dopo avremmo visto Carmel e Monterey, collegati dalla splendida "17 Miles Drive" che, come dice Dino, vale i pochi dollari di pedaggio.

Visitare San Francisco è stato sicuramente bellissimo, però girare gli Stati Uniti con una macchina e spostarsi da città a città da un'emozione tutta particolare. Viaggiare "on the road" ti fa assaporare in pieno l'America. Percorrere le Highway a 5 corsie con l'autoradio sintonizzata su qualche stazione che trasmette musica più o meno country, è una sensazione bellissima! La maggior parte delle strade americane che collegano le città, attraversano territori disabitati. Anche in California. L'unica cosa che ti fa compagnia, i vecchi pali di legno che sorreggono le linee elettriche, ancora presenti negli Stati Uniti non solo sulle vie di collegamento, ma anche a San Francisco città. Questo è un aspetto caratteristico che ho subito notato: accanto a tanta modernità, ci sono ancora questi tralicci di legno che sembrano pericolanti. Anche questa è America.
Percorrere chilometri e chilometri in macchina significa anche motel. Economici, efficienti, belli, e pratici e soprattutto presenti dappertutto. Anche se si arriva in un piccolo paesino, almeno un motel lo si trova sempre.
Le strade americane più che a strade come noi le intendiamo in Europa, assomigliano a "rulli trasportatori": sempre larghe e dritte, anche se le singole corsie sono più strette delle nostre, ma coperte per la loro totalità da limiti di velocità severissimi: 55 miglia all'ora, 65 in particolari tratti (88 e 104 chilometri all'ora rispettivamente). Si vedono allora queste automobili avanzare lente per rispettare una regola che negli Stati Uniti ha consentito di far diminuire drasticamente gli incidenti stradali.


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